RIFIUTI E MALPENSA. MA COME SI FA A NON ESSERE SECESSIONISTI?

di Davide Boni
Niente paura. Non è il sistema Italia che va male. Anche il Presidente del Consiglio, Prodi, ce l’ha confermato nel messaggio di fine anno. Sì perché esiste un’Italia dove tutto funziona, un Paese in movimento, che cresce, senza nessun grosso problema all’orizzonte. Quindi perché preoccuparsi? Il sistema, ci hanno detto, è uno solo, con una sola velocità di marcia, tutti con lo stesso obiettivo e con le stesse opportunità. Ma l’illusione si infrange, scontrandosi con la realtà di tutti i giorni. E allora si scopre che la Campania da più di dieci anni è soffocata dai propri rifiuti, che nei tribunali lombardi manca personale, che i tempi della giustizia sono lunghissimi, mentre altrove le assunzioni negli enti pubblici ormai non si contano più, tanto che il numero delle persone impiegate supera le reali necessità. E non importa se alcune indagini dimostrano che l’apparato giustizia fa acqua da tutte le parti, che il senso di giustizia si è perso nel retrobottega di qualche palazzo romano. Altro che fiducia nelle istituzioni. Come biasimare gli italiani. Facile fare uno Stato, tracciando sulla carta qualche confine, più difficile è creare un popolo che si senta tale, una nazione, mantenendo e rispettando le peculiarità di tutti i “territori” che fanno parte del sistema Italia. Forse ci deve essere qualcosa di più di una partita di calcio della nazionale o di qualche evento tragico per farci sentire stretti, tutto l’anno, in un medesimo grande abbraccio. Perché spesso è proprio il Nord a non sentire la forza e il calore di questo abbraccio. Come possiamo sentirci parte di un unico grande sistema quando noi lottiamo per Malpensa e per le nostre infrastrutture, mentre altrove ricevono da decenni fondi e soldi per risolvere l’emergenza rifiuti? Perché la parte produttiva del Paese deve essere sempre costretta ad elemosinare diritti e risorse mentre altrove viene sempre dato tutto, senza neppure lo sforzo di chiedere? Eppure queste diversità stanno emergendo in modo sempre più evidente. Invece di liquidare tutto come fosse una contrapposizione storica tra “Nord e Sud” bisognerebbe capire quali sono le cause. E’ forse una colpa rivendicare i propri diritti, difendendo senza paura quello che è stato costruito a fatica in tutti questi anni, o è piuttosto lo stesso Stato centrale a non essere stato in grado di gestire le peculiarità di ciascun territorio? Troppo spesso è mancata la volontà di gestire il Paese ottimizzando le singole diversità e concedendo più autonomia agli enti locali, preferendo invece creare un carrozzone statale senza precedenti, una macchina tanto lenta quanto complicata da gestire, i cui risultati sono ben visibili. In molti tutto questo non l’hanno ancora capito. E allora non sorprendiamoci se grazie ad una mentalità romanocentrica il nostro fiore all’occhiello del trasporto aereo rischia di chiudere, mentre altrove vengono pagati i debiti della sanità pubblica. Così il Paese non crescerà mai, alimentando preoccupazioni e peggiorando una situazione economica già precaria. E davanti a tutto questo, molte volte mi chiedo come si fa a non essere secessionisti…
da La Padania del 6 gennaio 2008

1 commento:

fabri ha detto...

http://www.irs.sr/domo/Article.aspx?a=817

Solidali alla lotta dei fratelli sardi